I Dispositivi di Protezione Collettiva sono tutti i sistemi che riducendo o eliminando il pericolo alla fonte, limitano il rischio di esposizione del lavoratore. Cappe chimiche, cabine di sicurezza microbiologica (cappe BioHazard), armadi di sicurezza e cappe chimiche a ricircolo, i sistemi di sterilizzazione, i contenitori per taglienti, ecc. sono tipici esempi di DPC per il laboratorio scientifico.

I Dispositivi di Protezione Collettiva (DPC) in laboratorio sono strumenti o sistemi in grado di agire sulla fonte inquinante, riducendo o eliminando il rischio di esposizione del lavoratore e la contaminazione dell’ambiente di lavoro. A questo gruppo appartengono cappe chimiche, cabine di sicurezza microbiologica, armadi per sostanze chimiche, etc…
Esistono diverse varianti per ciascuna tipologia di dispositivo. Saper scegliere il prodotto corretto è un lavoro che richiede consapevolezza dei rischi che si corrono nel proprio laboratorio e quindi delle caratteristiche necessarie affinché lo strumento scelto garantisca un ottimo livello di sicurezza. Tipici esempi sono le cappe chimiche convenzionali a espulsione totale (ducted), le cappe chimiche a filtrazione molecolare (ductless), gli armadi ventilati e di sicurezza per sostanze infiammabili, le cappe BioHazard (cabine di sicurezza microbiologica), gli isolatori e i glove box. Anche la sterilizzazione è da considerarsi come misura di protezione collettiva, così come i contenitori per taglienti.

Come utilizzare i DPC

I DPC funzionano in relazione all’ambiente in cui sono collocati e alla gestione corretta da parte dell’operatore. Un dispositivo manomesso, utilizzato nel modo sbagliato, trascurato o poco curato è un sistema che non funziona e quindi  rende il laboratorio più insicuro: tutto questo può comportare rischi per il personale e per l’ambiente di lavoro. Ecco perché il T.U. prevede che il personale che utilizza questi strumenti sia sottoposto a formazione e addestramento (art. 71 e 73 T.U. D.Lgs. 81/08 e 106/09). Conoscere questi strumenti è fondamentale per utilizzarli al 100% delle loro potenzialità.

Vediamo ora più da vicino le classificazioni, il loro funzionamento e i campi di applicazione. Queste informazioni sono una base dalla quale partire, ma il tema è sicuramente più complesso e collegato al tipo di laboratorio in cui si lavora. Per questo AwareLab offre servizi di analisi e valutazione dei rischi nonché corsi di formazione aziendali rivolti a tutti coloro che utilizzano DPC in laboratorio. L’attività di Aware Lab si completa anche attraverso i corsi di aggiornamento professionale dedicati agli addetti al SPP, all’Ingegneria clinica e agli uffici tecnici per redigere l’inventario, controllare la corretta destinazione d’uso, effettuare la verifica periodica e la manutenzione preventiva dei vari DPC in laboratorio come previsto dalle leggi vigenti in materia di sicurezza sul lavoro.

Classificare i DPC

Ancora oggi parlando di cappe chimiche e di cappe biologiche si è portati a considerarle apparecchiature abbastanza semplici. In realtà si tratta di opere ad alto valore tecnologico, distinte per funzioni e certificate dai produttori. Grazie alla varietà dell’offerta è possibile avere una cappa per ciascun tipo di applicazione. Casi molto speciali verranno trattati con apparecchiature speciali, il più delle volte attraverso modifiche più o meno complesse delle cappe standard. Poiché le caratteristiche e le prestazione cambiano la scelta dovrà essere effettuata con criterio per non ritrovarsi con un DPC inadeguato per l’uso che se ne dovrà fare. Il datore di lavoro è responsabile della scelta delle attrezzature di lavoro e dei DPC adeguati al lavoro da svolgere.

Classificazione in base al tipo di rischio

Rischio Biologico

Cabine di sicurezza microbiologica classe I, classe II e classe III

Cappe per Antiblastici (Cappe per Citostatici) tipo V e tipo H

Isolatori

CACI, Compounding Aseptic Containment isolators

Le cappe per biologia (Banchi sterili, Clean Bench) NON sono DPC!

Rischio Chimico

Armadi ventilati per sost. chimiche, per infiammabili, per gas compressi, per acidi e basi

Cappe chimiche a espulsione totale (ducted)

Cappe chimiche a ricircolo a filtrazione molecolare (ductless)

Isolatori

Cappe e isolatori per radioattivi

Cappe per alte temperature

Cappe per Acido Fluoridrico

Cappe per acido Perclorico

Funzionamento dei DPC

I DPC qui considerati – cappe chimiche,  cappe BioHazard e armadi ventilati e di sicurezza ignifughi funzionano attraverso la diluizione e la rimozione degli agenti nocivi mediante aspirazione forzata.

Nelle cappe chimiche e nelle cappe di sicurezza microbiologica di classe I e II (biohazard), l’operatore è separato dal prodotto attraverso una barriera d’aria generata sul fronte della cappa (tenuta dinamica), mentre nelle cappe biohazard di classe III, negli isolatori e nei glove box, la barriera è costituita dalla parete frontale a tenuta ermetica attraverso cui l’operatore lavora grazie a oblò dotati di guanti a manicotto (tenuta statica).

Campi di applicazione

Le cappe chimiche, le cappe biologiche e BioHazard trovano applicazione e sono utilizzate in numerosi settori:

Ricerca scientifica (biologica, farmaceutica, elettronica, cosmetica, chimica, fisica,ottica, ecc.)

Industria (farmaceutica, chimica, biotecnologie, ecc.). Per le esigenze di produzione sono comunemente utilizzati sistemi di aspirazione e a flusso unidirezionale più complessi delle cappe da laboratorio.

Laboratori Analisi (controllo qualità materiali e prodotti finiti, analisi merceologiche e ambientali, lab. restauri museali, ecc.)

Sanità (servizi di anatomia patologica, diagnostica chimico-clinica, farmacia, microbiologia, ecc.)